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Caos sanità a Cagliari, soccorritori allo stremo: “Poco pagati e costretti a vegliare per ore i malati”

Tra le tante facce, tutte “tristi”, del mondo sanitario isolano, anche quella di chi, nel 118 o altre realtà, opera in condizioni disastrose: “Esistiamo anche noi”
Paolo Rapeanu

Cagliari vive giorni di forte tensione sul fronte sanitario: pronto soccorso affollati, barelle nei corridoi, attese interminabili

Cagliari vive giorni di forte tensione sul fronte sanitario. Pronto soccorso affollati, barelle nei corridoi, attese interminabili.

Un copione che si ripete al Brotzu, al Santissima Trinità e al Policlinico di Monserrato, dove l’emergenza è diventata normalità e la carenza di personale e risorse si traduce in disagi quotidiani per pazienti e operatori.

Ma tra le tante facce, tutte “tristi”, del mondo sanitario isolano, ce n’è una che resta spesso invisibile: quella dei soccorritori extraospedalieri. Volontari e operatori del 118, autisti-soccorritori e personale delle ambulanze raccontano una realtà fatta di turni estenuanti e di responsabilità che vanno ben oltre il trasporto del paziente.

In molti casi, infatti, l’arrivo in ospedale non segna la fine dell’intervento.

Sanità a Cagliari, soccorritori allo stremo

Le ambulanze restano bloccate per ore, talvolta per intere giornate, in attesa che si liberi un posto letto o che il paziente venga preso in carico.

Nel frattempo, chi dovrebbe essere già pronto per un nuovo intervento rimane a “vegliare” il malato, spesso in piedi, senza spazi adeguati e senza tutele.

A denunciare questa situazione è un volontario del soccorso, che affida alle sue parole la frustrazione di un intero comparto troppo spesso dimenticato: “Sto leggendo con estrema insistenza dalle varie testate giornalistiche la notizia inerente al caos sanità, ma nessuna di queste notizie cita il disagio degli operatori extraospedalieri, ovvero i soccorritori, volontari e non, che per sopperire alle carenze e ai disagi mossi dalla stretta economica sulla sanità, si trovano costretti a vegliare sui pazienti per ore, giornate intere, il più delle volte senza nemmeno diritto a un posto a sedere. Caos totale”.

Parole che fotografano una condizione strutturale, non episodica. Nei pronto soccorso cittadini, dal Brotzu al Santissima Trinità fino al Policlinico, la pressione è tale da trasformare ogni accesso in una prova di resistenza.

E se medici e infermieri lavorano al limite, i soccorritori extraospedalieri pagano il prezzo di un sistema che scarica su di loro ritardi e mancanze.

“Esistiamo anche noi”, rivendicano, chiedendo attenzione e riconoscimento. Il nodo non è solo economico, anche se i compensi – quando ci sono – vengono giudicati insufficienti rispetto alle responsabilità e allo stress.

È soprattutto organizzativo: ambulanze ferme significano meno mezzi disponibili sul territorio, tempi di risposta più lunghi e un rischio concreto per chi attende soccorso a casa o in strada. Un circolo vizioso che alimenta il caos e mette a dura prova un servizio essenziale.

Nel dibattito pubblico sullo stato della sanità a Cagliari, la voce dei soccorritori chiede di essere ascoltata.

Perché l’emergenza non inizia né finisce dentro le mura di un ospedale: passa anche da chi, ogni giorno, garantisce il primo anello della catena del soccorso, spesso nell’ombra, allo stremo delle forze.

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