La Saras di Sarroch nuovamente nella bufera
Un cielo rosso fuoco che illumina la notte, fiamme alte dalle ciminiere e una densa colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza.
Per ore, a Sarroch, l’aria è diventata irrespirabile e la preoccupazione dei residenti si è trasformata in rabbia.
Un improvviso blackout elettrico ha fatto scattare i sistemi di sicurezza della raffineria Saras: le cosiddette “torri” hanno iniziato a sparare fuoco, mentre in paese si diffondeva un forte odore e molti cittadini segnalavano disagi, bruciore alle vie respiratorie e paura per quanto stava accadendo.
Secondo quanto riferito dall’azienda, l’episodio è legato a un violento temporale notturno con fulminazioni che ha provocato un’interruzione dell’alimentazione elettrica.
"Il blackout – spiegano dalla Saras – ha determinato la messa in sicurezza degli impianti con l’attivazione immediata e controllata del sistema delle torce, come previsto dalle procedure operative. Il personale impegnato nelle operazioni di riavviamento degli impianti in condizioni di piena sicurezza".
Una spiegazione tecnica che, tuttavia, non basta a placare l’esasperazione di una comunità che da anni convive con episodi simili.
Fiamme dalle ciminiere della Saras di Sarroch, "salute a rischio"
Il Comitato civico Ambiente Sarroch torna a chiedere con forza un cambio di passo nei rapporti tra territorio e industria. "Essere esigenti con la raffineria non significa volerla chiudere – sottolineano – ma evitare che un domani il territorio resti con aree SIN non bonificate, suoli e falde compromessi, nessun piano di bonifica condiviso con il Comune e nessuna prospettiva economica alternativa".
Un elenco di criticità che, secondo il comitato, non appartiene a un futuro ipotetico ma a un presente già segnato da indicatori allarmanti.
I segnali, spiegano i cittadini organizzati, sono evidenti e concreti: una depressione demografica legata non solo all’aumento della mortalità ma anche all’emigrazione di famiglie e giovani; un blocco edilizio totale, con l’assenza da anni di nuove costruzioni a Sarroch, letto come segnale di sfiducia e stagnazione; la chiusura progressiva delle attività commerciali; la mancanza di un ritorno economico diffuso per la popolazione, a fronte di un impatto ambientale e sociale pesante.
A tutto questo si aggiunge un tema che non può più essere ignorato: quello sanitario. A Sarroch, ricordano dal Comitato, sono stati riscontrati aumenti di specifiche patologie, alterazioni biologiche e un incremento di casi di leucemia.
Dati riportati da studi scientifici ed epidemiologici, inclusi lavori pubblicati su riviste internazionali come “Mutagenesis”, studi sui biomarcatori nei bambini esposti, il Progetto “Sentieri” e il progetto locale “Sarroch Ambiente e Salute”.
"Chiedere controlli, bonifiche e trasparenza non è un attacco al lavoro – ribadiscono – ma un atto di tutela verso la comunità". La convivenza con l’industria, concludono, è possibile solo se governata: con regole chiare, monitoraggi indipendenti, informazione tempestiva alla popolazione e una visione di sviluppo che non lasci il territorio prigioniero di un’unica realtà produttiva.
L’ennesima notte di fiamme e fumo riapre così una ferita mai rimarginata, e riporta al centro una domanda che Sarroch pone da anni: quale futuro per il paese e a quale prezzo.