No a 240 detenuti 41 bis Sardegna: manifestazione a Cagliari, protestano sindaci e cittadini
Oltre 1500 persone hanno riempito piazza Palazzo a Cagliari per dire no alla concentrazione di 240 detenuti al 41 bis negli istituti penitenziari sardi. Sindaci con la fascia tricolore, rappresentanti istituzionali e cittadini arrivati da tutta l’Isola hanno dato vita a una mobilitazione compatta, trasversale, senza simboli di partito ma con un messaggio chiaro: la Sardegna pretende rispetto.
La Presidente della Regione, Alessandra Todde, ha guidato la manifestazione dopo l’appello lanciato il 4 febbraio. Dal palco ha rivendicato il carattere unitario dell’iniziativa. “Questa è la piazza di tutti. Qui parla la Sardegna, non una parte politica. Difendiamo un principio che unisce territori e sensibilità diverse”, ha detto davanti alla folla.
Una mobilitazione trasversale che unisce l’Isola
La partecipazione ha superato le aspettative. Amministratori locali, consiglieri regionali, associazioni e semplici cittadini hanno scelto di scendere in piazza per chiedere chiarimenti sul piano che prevede il trasferimento di una quota rilevante di detenuti sottoposti al regime di 41 bis negli istituti sardi.
Il numero al centro del dibattito pesa: 240 detenuti, pari a circa un terzo del totale nazionale. Una concentrazione che, secondo la Regione, rischia di produrre effetti profondi sul territorio. La protesta non mette in discussione la lotta alla criminalità organizzata, ma contesta metodo e proporzioni.
Il nodo delle carceri di Uta, Bancali e Badu ’e Carros
Il piano riguarda in particolare le strutture di Uta, Bancali e Badu ’e Carros. Tre istituti già inseriti in un contesto territoriale complesso, che ora potrebbero accogliere un numero significativo di detenuti sottoposti al regime più duro previsto dall’ordinamento penitenziario.
Dal palco, Todde ha ricordato il percorso istituzionale avviato nei mesi scorsi. Dopo le prime indiscrezioni, la Presidente ha scritto al ministro della Giustizia e ha chiesto un confronto diretto. A settembre ha incontrato il titolare del dicastero, ricevendo rassicurazioni sull’assenza di decisioni definitive. “Oggi però emerge un quadro diverso”, ha sottolineato, evidenziando come il trasferimento risulti già in fase avanzata.
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Sanità, servizi ed economia: le ricadute sul territorio
La Regione non limita l’analisi al piano penitenziario. La concentrazione di 240 detenuti al 41 bis in Sardegna comporta implicazioni sulla sanità, sull’organizzazione dei servizi e sull’equilibrio economico delle aree interessate. Il sistema sanitario regionale, già alle prese con carenze strutturali, dovrebbe garantire assistenza in un contesto ad alta complessità. Le forze dell’ordine e il personale penitenziario dovrebbero affrontare un carico ulteriore.
“Non possiamo considerare la Sardegna una periferia utile a collocare ciò che altrove non si vuole”, ha affermato Todde, richiamando il principio di insularità inserito in Costituzione. Quel riconoscimento, ha spiegato, nasce per superare svantaggi storici, non per aggiungere nuove servitù.
Sardegna contro le mafie, ma con leale collaborazione
La Presidente ha ribadito una posizione netta: la Sardegna sostiene lo Stato nella lotta contro le mafie e non accetta ambiguità. Tuttavia, la leale collaborazione tra Stato e Regioni richiede trasparenza, condivisione e rispetto reciproco. La piazza di Cagliari non contesta il regime del 41 bis, ma chiede equilibrio nella distribuzione dei detenuti sul territorio nazionale.
Il messaggio politico punta a evitare una contrapposizione ideologica. “Non combattiamo contro qualcuno, difendiamo la dignità della Sardegna”, ha scandito Todde, mentre la folla ha applaudito.
La battaglia continua a Roma
La manifestazione rappresenta solo la prima tappa di un percorso più ampio. La Regione porterà il confronto nelle sedi istituzionali romane e coinvolgerà i parlamentari sardi di ogni schieramento. L’obiettivo mira a riequilibrare le scelte e a ottenere garanzie formali sulla distribuzione dei detenuti al 41 bis.
Il tema dei 240 detenuti al 41 bis in Sardegna resta al centro dell’agenda politica regionale e nazionale. La piazza di Cagliari ha mostrato un’Isola compatta che chiede ascolto. Ora la parola passa al Governo e al Parlamento. La Sardegna, intanto, promette di non arretrare di un passo nella difesa dei propri diritti.