Cagliari, mille e 500 in piazza contro i detenuti al 41 bis in Sardegna
“La Sardegna non è una colonia penale”. Con questo slogan la presidente della Regione, Alessandra Todde, ha promosso e guidato la mobilitazione che ha portato circa 1500 persone in piazza Palazzo, a Cagliari. La protesta nasce «contro la decisione del Governo di destinare all’Isola tre dei sette istituti penitenziari italiani esclusivamente dedicati al regime di 41-bis».
La piazza ha riunito sindaci, partiti, comitati, associazioni, sindacati, rappresentanti delle categorie produttive e del mondo studentesco. Attesa anche la partecipazione del presidente del Consiglio regionale. Una mobilitazione definita ampia, democratica e trasversale.
Una scelta ritenuta sproporzionata
Al centro della protesta, una decisione che la Regione giudica «sproporzionata e calata dall’alto». Secondo quanto si legge in una nota diffusa dagli organizzatori, l’assegnazione alla Sardegna di tre strutture su sette dedicate interamente al 41 bis attribuirebbe all’Isola quasi la metà del sistema nazionale di massima sicurezza.
«Non è in discussione la lotta alla criminalità organizzata – si legge ancora – ma il principio di equità e di rispetto dell’autonomia speciale». La critica non riguarda quindi l’esistenza del regime duro, bensì la distribuzione territoriale delle strutture e l’assenza di un adeguato confronto istituzionale.
Todde ha ribadito dal palco che la Sardegna non può subire decisioni strategiche senza un dialogo preventivo tra Stato e Regione. «Parliamo del presente e del futuro della nostra comunità», ha sottolineato.
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Le richieste al Governo
La mobilitazione punta a formulare richieste precise: sospensione delle decisioni esecutive, apertura di un tavolo Stato-Regione e definizione di criteri nazionali equi nella distribuzione delle strutture di massima sicurezza.
Gli organizzatori chiedono una valutazione pubblica degli impatti sociali ed economici legati alla presenza di istituti esclusivamente dedicati al 41 bis. Sicurezza dei territori, ricadute sull’economia locale e sul sistema dei servizi rappresentano temi centrali nel dibattito.
«La Sardegna non chiede privilegi. Chiede rispetto», afferma il coordinamento promotore della manifestazione. Una frase che sintetizza lo spirito della piazza e che Todde ha rilanciato come messaggio politico.
Mobilitazione trasversale e partecipazione in crescita
Nelle ore precedenti alla manifestazione, la partecipazione è cresciuta progressivamente. Oltre un centinaio di sindaci hanno partecipato, insieme a rappresentanti di organizzazioni sindacali, realtà culturali e produttive, associazioni civiche e studenti.
L’assenza di simboli di partito ha rafforzato il carattere unitario dell’iniziativa. La protesta non si colloca su un piano ideologico ma istituzionale: al centro resta il tema dell’autonomia speciale e dell’equità nella distribuzione delle strutture penitenziarie.
“Grande successo”
Al termine dell’incontro, Todde ha parlato di «grande successo», sottolineando la compattezza mostrata dalla comunità sarda. La presidente ha ringraziato pubblicamente sindaci, associazioni e cittadini che hanno risposto all’appello.
La giornata di piazza Palazzo segna un passaggio politico rilevante nel confronto tra Regione e Governo. La richiesta di sospendere l’iter e aprire un tavolo istituzionale punta a riportare il tema su un terreno di dialogo e responsabilità condivisa.
Il messaggio finale resta chiaro: la Sardegna rivendica autonomia, proporzionalità e rispetto nelle scelte che incidono sul suo territorio.